MAL DI POESIA

Ho conosciuto Plauto all’Ufficio Poeti Smarriti. Ormai vecchio e disintossicato, lo avevano messo lì a curare le emergenze in virtù della sua grande esperienza. Del mal di poesia sapeva tutto per averlo vissuto per primo sulla sua pelle. Si dice che nei momenti di massimo languore passasse le giornate in trance nutrendosi solo di Baci Perugina.

Poi un giorno lo ricoverano in terapia intensiva da un commercialista e lo affiancano a dei giovani assistenti, ambiziosi e di belle speranze. Inizia per lui un duro lavoro. E, solo dopo aver seguito qualche centinaio di 730, quando ormai lo considerano perduto, dà finalmente segno di partecipazione esordendo con un convinto: “ehi ma qui c’è da abbattere l’imponibile!”. A quel punto gli danno più fiducia e, poco a poco, allentano la sorveglianza, lasciandogli anche un po’ di autonomia. Ma, quando arrivano le prime contestazioni dell’Agenzia delle Entrate su quelle curiose dichiarazioni in rima, appare chiaro che guarito del tutto non è.

Ad ogni modo ha fatto dei passi da gigante e il consesso di primari apprezza compiaciuto l’evidente riassetto di quella vagolandia che è sempre stata la sua mente. Per questo viene considerato colui che può aiutare chi è messo peggio di lui. Io, per esempio. La prima volta che finisco fra gli scaffali dell’Ufficio Poeti Smarriti sono ancora un bambino. Mi trova un tale ai giardinetti, mentre davanti alla buca della sabbia, senza darmi tregua, recito: «Vi sovvien – dice Alberto di Giussano – la domenica triste de gli ulivi? Ahi passion di Cristo e di Milano! Da i quattro corpi santi ad una ad una crosciar vedemmo le trecento torri de la cerchia; ed al fin per la ruina polverosa ci apparvero le case spezzate, smozzicate, sgretolate».

Quando giunge il mio turno, Plauto mi tira fuori dallo scaffale e si siede davanti a me guardandomi corrucciato, come un medico esperto che conosce bene la gravità del male. Mi tasta il polso, passa la mano davanti ai miei occhi assenti, mi dà due sberlotti e, senza ulteriori indugi, passa alla rianimazione: “Tre per tre? Cinque per sette? Nove per otto? Sei per quattro?”. Così per quindici volte, quindi tasta il polso e controlla lo sguardo: “assente!!”, constata con stizza. Quattro sberlotti e riparte: “cinque più otto diviso tre per nove meno undici più due?” E così via con il mio sguardo sempre assente fino alla soglia dei quaranta sberlotti.

A quel punto dò segni di ripresa, gli occhi partono in fase rem come tergicristalli impazziti, il labbruccio si mette a tremare e accenno a parlare. Allora Plauto inizia a incitarmi e a farmi coraggio: “su, su piccino, tre per nove? Sei per quattro? Cinque per dieci? Dai, dai piccolo che ci siamo”. E io tremante: “cccc… ccccc…cccc…”. E lui: “ccc… ccc…!?? Sìììì, certooo!!! Ccc… ccc… cinquanta!!! Certo, Certo!!”. E io: “Co…co…co…co…co…co…”. E lui, perplesso: “Co… co…co…!? che numero è!? Ma sì dai che ci siamo! Su!”. E io: “Cos…cos…cos…”. E lui, con voce stridula: “Cos…cos…cos…!? Cos’è!? Cos’è!!? Cos’è!!!??”. E io, alzandomi lentamente e portando le mani al viso, con lacrime che sgorgano copiose: “Cos… Cos.. Cos… Cosí dicendo Alberto di Giussano, con tutt’e due le man copriasi gli occhi e singhiozzava: in mezzo al parlamento, singhiozzava e piangea come un fanciullo!”.

~ di impollinaire su Aprile 18, 2008.

9 Risposte to “MAL DI POESIA”

  1. Impollinaire! ascolta!
    mi dichiaro fan sfegatata dei tuoi racconti.
    Punto.
    ^_^

  2. tu che sei poeta vero, vieni a lasciare una traccia da me, nella mia nuova rubrica “rima la vita”…

  3. Plauto è famoso, tra le altre cose, per una commedia (aulularia) dove un vecchio vive nell’ossessione che gli rubino lapentolaccia col danaro..secondo me aveva ragione a temere, il povero vecchio…il ladro sei tu.
    con questa storia dei conti, gli hai intortato tutto, e ti sei fregato la pentola.

  4. grazie impo! I fumi della brianza velenosa (cit.) ti fanno bene :-)

  5. grazie Tez, sei sempre gentile, comunque non sono racconti, sono storie vere, io riporto solo quello che mi accade.
    grazie a te mp, se si tratta di un quiz, brianza velenosa è una citazione da una giornata uggiosa, mogol battisti, ultimo album insieme, 1979/80, ho vinto qualche cosa?
    lois mi hai beccato, è con quella pentola che mi sono mantenuto agli studi.
    buona settimana

  6. hai rubato ad un commediografo latino il nome per un poeta smarrito.
    è vero che la commedia può essere poesia ma sovrapporre mi sembra tanto tanto cattivo.
    in ogni caso il tuo plauto sembra pseudolus, quindi l’influenza classica almeno si sente.
    solo che sento anche stefano benni sotto.
    (mi diverto a punzecchiarti)

  7. ciao emma, senti si chiamava plauto, che ci posso fare? e amava la poesia e non la commedia, che ci posso fare? pseudolus non so chi sia, ahimè che asino! e di benni ho letto solo l’incipit di un libro, altro non saprei, comunque per punzecchiare, punzecchi punzecchi, ma per fortuna c’ho l’autan

  8. paf!
    paf!
    strapaf!
    passavo di qua e ho schiacciato tre zanzare tigre…o tigri zanzara?
    hihihihihi
    p.s.
    ormai la mia vena è sul demenziale con brio

  9. ciao tez, come ti permetti di portare una vena demenziale e briosa in un sito tanto serio? qui si fa cultura mica lazzi, comunque grazie per la disinfestazione, tanto emma ha nove vite, non se ne avrà a male

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