MEZZANOTTE A MOSCA


Primo gennaio 1959, il dittatore Fulgencio Batista scappa da Cuba incalzato dalla milizia popolare di Ernesto Che Guevara e Fidel Castro. La rivoluzione ha vinto e l’isola caraibica diventa una spina nel fianco degli Stati Uniti, un avamposto filosovietico a poche centinaia di chilometri dalla Florida. Nel 1961 il presidente Eisenhower interrompe i rapporti diplomatici con Cuba e il suo successore, John Fitzgerald Kennedy, approva un piano di invasione che porta allo sbarco nella baia dei Porci.

L’operazione fallisce e Cuba, per creare un deterrente verso ulteriori attacchi, chiede a Mosca l’installazione di batterie nucleari sul proprio territorio. Quando nell’ottobre del 1962 gli aerei spia americani scoprono le rampe missilistiche, Kennedy ordina il blocco navale dell’isola. È il culmine della guerra fredda fra Usa e Urss, mai prima e dopo di allora si è andati così vicino allo scoppio della terza guerra mondiale.

La crisi inizia il 15 ottobre 1962 e dura per tredici interminabili giorni. All’epoca ero chef presso l’ambasciata italiana a Mosca, un ruolo che negli anni mi aveva fatto conoscere e apprezzare tanto all’interno quanto all’esterno della sede diplomatica. In effetti, fra cene e serate ufficiali e ufficiose, i miei piatti accompagnati dai vini migliori avevano contribuito non poco a sciogliere più di una situazione intricata. Un merito che mi aveva fatto acquistare un peso insospettabile al di fuori del circuito dei servizi segreti.

Vista la tensione di quei giorni, non mi sorprese quindi che il responsabile del Sifar, il Servizio Informazioni Forze Armate, venisse a comunicarmi il desiderio espresso da Nikita Chruščёv di gustare qualche mia pietanza in privato. La simpatia che il leader sovietico nutriva per me, e soprattutto per le mie ricette, era nota da tempo e, senza falsa modestia, mi aspettavo che prima o poi qualcuno avrebbe bussato alla porta della mia cucina.

L’incontro viene organizzato in gran segreto e fissato per le ventidue del ventitre ottobre 1962. In orari più ortodossi il Segretario Generale del Pcus è alle prese con impegni ufficiali e bisogna fare presto, il mondo è in bilico sulla catastrofe. Alle ventuno un’imponente ZIL 111 del Kgb entra nel cortile dell’Ambasciata italiana, ne scendono tre agenti che vengono subito accompagnati nelle cucine. Qui controllano minuziosamente il contenuto delle due grosse borse che ho preparato e mi invitano ad assaggiare ogni alimento e a bere un sorso da ogni bottiglia che vi trovano dentro.

Finiti i controlli ed eseguita la mia perquisizione, vengo fatto salire sulla ZIL che subito parte rombando per le vie di Mosca. Stretto fra gli agenti dai volti di pietra, guardo la città scorrere al di là dei vetri e nel buio sento addosso il peso di innumerevoli occhi. Nel giro di pochi minuti raggiungiamo il Cremlino dove sono accompagnato attraverso scale, corridoi e ascensori fino a una stanza. Qui mi aspetta Nikita Chruščёv, sorridente e rubizzo, con gli occhi stretti in due fessure e le braccia spalancate come le ali di un giocondo rapace.

Un attimo dopo mi stampa un bacio in bocca agitandomi vigorosamente come una distributrice automatica che fa i capricci:
“Caro, caro, caro mio amico italiano, como sta? Como tu sta eh? Cosa tu dice me? Cosa parlare in ambasciata italiana?”
“Buonasera Signor Segretario Generale, io sto benone, spero lo stesso anche per lei, non ho nulla di particolare da raccontare. In ambasciata, sì, ecco, c’è un po’ di apprensione, certo, per la situazione delicata che si è venuta a creare a livello internazionale”.
“Tu non parla me, amico mio, non parla me, quei porci, quei porci… una cosa giusta solo ha fatto, andare su spiaggia con nome come loro!”

Chruščёv scoppia in una risata che sembra staccarlo da terra, poi l’occhio veloce cade sulle mie borse e, sfregandosi le mani, prosegue con tono cerimonioso:
“Ma… ma… cosa tu ha portato di buono, amico mio? Tu si è disturbato, da? No dovevi.”
“Per carità, Signor Segretario, è un piacere, nessun disturbo, vista l’informalità dell’incontro, e non potendo disporre di una cucina, posso però offrirle soltanto una selezione di formaggi e salumi italiani, i migliori naturalmente, e accompagnati da vini all’altezza dei sapori e soprattutto del suo palato”.

Esauriti i convenevoli, ed evidentemente incalzato dalla gola, il mio ospite, si volta di scatto e con il braccio teso spazza via tutto quello che si trova sulla scrivania. Carte, fascicoli, penne volano per terra, mentre Chruščёv si accomoda sulla poltrona invitandomi con gesti impazienti ad imbandire la tavola. Non mi faccio pregare. Sul desco improvvisato stendo una tovaglia e su grandi piatti d’argento dispongo ad arte salumi e formaggi. Due forme di pane toscano e cinque bottiglie di vino completano il coro.

Stordito dagli aromi che si levano dalla scrivania, il Segretario Generale rimane interdetto, e con aria interrogativa altalena lo sguardo fra le cibarie e me. Mi rendo conto che non sa da cosa iniziare e che attende un’imbeccata. Allora rompo gli indugi, stappo il Prosecco, gli passo il calice e inizio ad affettare l’Asiago e il prosciutto di San Daniele. Nel silenzio della stanza sento i denti macinare voraci e attendo il verdetto. Dopo i primi bocconi, il volto del Segretario Generale non si rilassa, lo sguardo rimane puntato lontano, insoddisfatto.

So che devo passare a sapori più forti, so anche però che devo procedere cauto, puntando a un appagamento assoluto che lo allontani decisamente da qualsiasi proposito nefasto. Lo conosco come uomo di buon senso, ma anche umorale e sanguigno, e la tensione di questi giorni lo ha esasperato, in un attimo tutto può andare a puttane. Le sorti del mondo ballano sulle sue papille. Dopo un po’, fa cenno di continuare e, con tono stancamente curioso, mi esorta: “Stupisce me, amico mio, stupisce me, prego”.
“Certo, Signor Segretario, vedrà che non la deluderò”, rispondo premuroso, preparando una fetta di Fontina che abbino a un bicchiere di Babaresco.

L’accoppiata è vincente, il volto di Chruščёv torna vivace. L’occhio si accende, la bocca si inarca in un sorriso e, sorbito l’intero bicchiere, esulta: “Oh, quello di prima buono, ma questo fa credere me Dio esiste! da? Avanti, avanti, amico mio, avanti!”.
Proseguo con altri vini, formaggi e salumi, in un saliscendi di espressioni estasiate e tetri corrucciamenti, che seguo con apprensione senza osare accenni alla questione cruciale. Fino a quando, esausto e privo di ulteriori risorse, mi gioco il tutto per tutto con del culatello e un’ottimo Lambrusco di Modena, a cui faccio seguire a stretto giro una grappa di Barolo.

Terminati gli assaggi, il Segretario Generale si abbandona sulla poltrona asciugandosi la bocca con uno dei fogli spazzati via dalla scrivania. Le palpebre a mezz’asta e il respiro pesante mi fanno temere che per questa volta non si concluda nulla. Mestamente inizio a fare ordine, riponendo avanzi e bottiglie nelle borse, ma quando sto per mettere via il culatello mi sento afferrare il braccio. “Cosa è questo?”, mi chiede Chruščёv, tirandosi su e indicando il salume.

“Questo? E’ la parte migliore del prosciutto crudo, viene fatto con il posteriore del maiale, affumicato e ventilato a dovere secondo un’antica lavorazione, buono vero?”, rispondo speranzoso, portandomi la mano al fianco per chiarire meglio la provenienza del culatello. Dopo un interminabile attimo di silenzio, piantandomi addosso gli occhi sorpresi di un bambino, Chruščёv prorompe:
“Tu dato me culo di maiale!?”.
“E’ una prelibatezza, Signor Segretario Generale, apprezzata e ricercata dai migliori chef di tutto il mondo! Una delle migliori specialità della tradizione italiana”, rispondo prontamente, temendo l’irreparabile.

A quel punto si alza, si scioglie in una grassa risata e, menandosi dei gran colpi sul deretano, finalmente emette il suo giudizio: “carasciò, carasciò, amico mio, tuo culatello è cosa più buona mangiato in vita mia, chissà se anche porci che dico io hanno culo tanto buono? Forse devo affumicare loro e poi andare ad assaggiare, da?”
“Oh no, no, per carità, Signor Segretario Generale, il culatello si fa solo con il lombo del maiale, e nemmeno di tutti i maiali”, replico allarmato.

Allora fa cenno di calmarmi, mi mette le mani sulle spalle e, tirandomi a sé, mi chiede con tono basso e profondo:
“Tu fa cosa per me, amico mio?”
“Certo, Signor Segretario Generale, sono qui per questo”.
“Allora tu va da Presidente di Stati Uniti e dice che, se lui da me piccola soddisfazione, io porta via missili di Cuba, da?”
“Molto bene, Signor Segretario Generale, la ritenga cosa fatta”.
“Grazie, amico mio, ed ora va, prego, io molto sonno e va in letto, buona notte”.
“Buona notte, Signor Segretario Generale”.

Con l’animo sollevato, mentre la monumentale pendola batte la mezzanotte, tiro su le borse e mi avvio preceduto e seguito dagli agenti del Kgb. Proprio quando sto per uscire dalla stanza, mi sento però chiamare con tono perentorio:
“Aspetta momento!”
“Sììììì?”, rispondo timidamente, voltandomi appena, già temendo un funesto cambiamento di umore.
“Amico mio, prego, lascia culatello, da?”

~ di impollinaire su Maggio 15, 2008.

19 Risposte to “MEZZANOTTE A MOSCA”

  1. prima mi hai fatto venire l’acquolina in bocca
    poi mi hai fatto sentire pesante
    poi mi son sentita schifata dalla grossolanità di modi del russo
    poi ho avvertito una gran sete per via del prosciutto, prprio come nella realtà per me che mangio con pochissimo sale per abitudine
    ma, insomma, in coda una domanda urge:
    ne hai ancora di grappa?
    ^_^

  2. aaaah, ecco dov’eri finito, stavi producendo!! benebene :-) (e fatti vedere, eh?)

  3. ciao Tez, grappa? hai voglia… ma insomma che il mondo sia stato salvato dal culatello non ti inorgoglisce neanche un po’? la grande tradizione italiana ha fatto la differenza ancora una volta
    ciao Medita, per qualche tempo mi sono ritirato sulla collina del parco lambro, là dove mi apparve il mitico fondatore, da lassù il fiume sembra piombo fuso, è bellissimo

  4. ahahaha noto che la impollinaire production produce meraviglie culinarie e racconti da strapazzo! orbene mi compiaccio.
    sarà ma tutte le mattine o quasi scorgo la collina di parco lambro e non ti vedo, sicuro tu stia lì?

  5. ciao emma, racconti da strapazzo? ti sembra carino parlare così delle mie memorie? mah…comunque è chiaro che non mi veda, tu sei una materialista e io sono puro spirito

  6. ehhhhhhhhhhhh, un avamposto filosovietico! esagerato!!
    l’America che sta seduta tranquilla su distese sterminate di arsenali…

  7. comunque bravo, marce!

  8. ciao lenin, lo so lo so, sei arrabbiato perchè scrivo di Chruščёv e non delle nostre crapulate ai tempi della rivoluzione, è che la memoria ultimamente mi fa difetto, ma sto raccogliendo appunti, porta pazienza

  9. ehehehe, mi sa che i vapori del lambro hanno lo stesso effetto dell’ellesseddì :-) )
    Impollix, sei un talento sprecato, prendine atto :-)

  10. grazie Medita, ma racconto solo il mio vissuto, un giorno o l’altro detterò le mie memorie ad Andreotti, lui dice sempre che ne ho viste tante

  11. onore al culatello, ci mancherebbe! ma io mi sentivo un po’ pesante a fine lettura, sarà che ho lo stomachino delicatino?
    e sì, sarò pure tonda ma le abbuffate non fan per me anche se apprezzo le squisitezze gastronomiche…ma in dosi omeopatiche, caro Impolllinaire!

  12. una cosa, io credo che se allo striminzito asettico e SCIAPO pane toscano, da me campanilisticamente per niente amato, il tuo cuoco avesse fornito dell’ottimo pane napoletano al grasso segretario generale..forse la storia avrebbe preso tutta un’altra piega..
    ma insegnano che la storia non si fa coi se e coi ma..
    in un’altar vita magari, aboliranno il pane toscano. Che non sarebbe un delitto..forse per quelli con la pressione alta però si. :(

  13. ciao Tez, sai il fatto è che se proponevo al Segretario Generale del Pcus solo un francobollo di culatello, oggi forse non saremmo qui a disquisire della questione, grazie comunque dei tuoi sempre benevoli interventi
    ciao lois, non capisco, quindi pur di avere il pane napoletano protagonista, avresti preferito la terza guerra mondiale? no perchè, viste le alternative, sarebbe stata questa tutta un’altra piega… be’, in ogni caso, sono convinto che al buon Crusciov sarebbe piaciuto anche il pane napoletano, qualche problema serio sarebbe sorto invece col pane nero…

  14. Allora Polly, basta battere la fiacca! Siamo in attesa di un NUOVO POST!

  15. hai ragione pisovmi, è che è passato tanto tempo e i ricordi sono quello che sono

  16. ciao,Imp!!!
    che combini?
    latiti?
    guarda che ti richiamo all’ordine!
    baciuzzi

  17. ciao Tez, grazie della visita, sei sempre premurosa, e scusa se da un po’ non passo dalle tue parti, ma è che sono ancora in ritiro spirituale sulla collina del parco lambro, appena raggiungo l’illuminazione scendo a valle, a presto Imp

  18. Manca la corrente da quelle parti, my dear?
    ti presto una torcetta da campeggio se vuoi, illuminazione per illuminazione…
    Ti attendo allora
    ^_^

  19. ehi tez, la torcetta è un’idea!!! se è piccola piccola magari riesco a mandarla giù con un bicchier d’acqua, così poi mi illumino

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