SULLE ORME DI GRANPASSO


Un piede davanti all’altro, sotto il sole con pazienza, senza considerare l’asfalto che ci cuoce, si arriva lungo il Velino a fare il pieno d’ombra e di fresco portato dalle acque. Nell’ultimo spaccio prima di salire, scopriamo che non hanno salumi di stagione, il che ci lascia sotto lo zaino curvi come punti di domanda. La via pietrosa si snoda sul rilievo fino a Fonte Colombo, dove Fra’ Michele ci accoglie in T-shirt e bermuda: è di corvée in cucina.

I pellegrini abbondano e i novizi allungano la minestra, i nostri panini slittano dalla cena a colazione. Al momento di afferrare il cucchiaio, la preghiera ci coglie all’improvviso; in preda all’imbarazzo, approntiamo uno scricchiolante segno della croce. Il cibo scende e le parole salgono, il convivio si anima sul tema dei cammini e, al culmine, la più giovane esulta a pugni stretti: “E vai! Domani sono ad Assisi!”. Me la immagino prendersi a botte con i tifosi di Sant’Antonio.

Alla mattina, i piedi tornano uno davanti all’altro e per mezzogiorno siamo a Greccio, dove il dormitorio di Francesco fa subito giustizia della mostra dei presepi. A sera, lasciati fuori i bordoni, ci ritiriamo nel B&B a mangiare anguria e pomodori. Le nuvole basse fuggono bersagliate dai fuochi d’artificio. E quando a giorno fatto scendiamo nella piana, che si stende opulenta all’interno della conca, c’è ancora uno strascico di fresco a benedire i nostri passi.

Lungo la strada in mezzo ai girasoli, preceduto da un allegro scalpiccio, ci raggiunge Granpasso sventolando coda, lingua e orecchie. Lo battezziamo così dopo ore di trotto al nostro fianco. Bianco e nero, affettuoso paradiso delle pulci, rimane con noi fino a Poggio Bustone, correggendo più di una volta la nostra via fra i campi. Solo giunti al monastero, quando sentiamo l’“ancora qui sei!” del frate, ci sorge il dubbio che si tratti forse proprio di una guida.

Un saluto a Granpasso, prima di allontanarci insieme a un parente di Lucio che, dopo la svolta di un tornante, indica i Giardini di Marzo sul pendio che scende. Doccia, cena, sonno e, al risveglio, ormai un po’ cionchi, si riparte per l’ultima tappa. La Foresta è una comunità di recupero per giovani in difficoltà. Uno dei ragazzi ci fa da cicerone, illustrando luoghi e leggende con fare un po’ ammaestrato. Tutto è curato e grazioso, ma restiamo ammaliati soprattutto dall’orto che, morbidamente adagiato a fianco dello speco, è un vero monumento all’ora et labora. Nel pomeriggio, infine, si scende a valle per chiudere il cerchio con il punto di partenza. E a Francesco, buona gente, tanto di cappello.

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~ di impollinaire su agosto 29, 2008.

14 Risposte to “SULLE ORME DI GRANPASSO”

  1. beh, con una guida come quella sarei andato ovunque, che splendido cane, direi che questo post è quasi mistico.

  2. mistico e mitico come il cagnolone 🙂

  3. che bella passeggiata.
    sa di ossigeno puro.
    🙂

  4. Camminare permette di vedere le cose sotto altre prospettive. Il tempo scandito dai passi è più lento, pesante, faticoso, vitale, insomma, più “umano”.

  5. gians, medita, cuncetta, se vi interessa il giretto mistico si tratta del cammino di francesco che tocca i monasteri attorno a rieti… è vero, pisov, camminare è più umano, parola di granpasso

  6. se non fossi troppo pigra, mi piacerebbe percorrere questo cammino. quasi quasi con questo post me ne fai venir voglia. ci penserò. per intanto, grazie.

  7. Conosco tutti i posti che hai descritto e nominato: sono abbastanza vicini se non vicinissimi alle mie parti, lo sai,vero?
    Però ora li ho visti scorrere con passo speciale, quello del tuo incedere con grazia nella scrittura, senza dimenticare mai di aggiungere noterelle ironiche che sono come striature di ribes sulla torta…la completano e perfezionano.
    Mi piace molto il tuo scrivere e quel che in esso traspare di te e del tuo “atteggiamento umano”.
    E lo sai che dico quel che penso senza strafare…dunque incarta e metti in credenza!
    Tez

  8. escopoco, è un cammino che si può fare anche senza troppo allenamento, ma ti consiglio di non farlo in agosto, attraversare la piana di rieti con sole che picchia non è divertentissimo
    tez, a dire il vero immaginavo che le tue parti fossero parecchio più a sud, per il resto grazie, imbarazzato come un novizio, incarto e metto in credenza

  9. granpasso…mi viene in mente il signore degli anelli, anche lì, bella camminata!
    penso ai fan di san francesco che fanno a botte coi padovani,devoti de IL SANTO.
    si riempiono la bocca a nominarlo Il Santo. si respira un’aria strana a Padova, o almeno io l’ho respirata strana, forse fumno troppo.
    Padre Pio però ha vinto, è onnipresente.
    nella lotta tra santi, i poveri cristi son sempre quelli che ci rimettono.

  10. lois, i poveri cristi ci rimettono sempre, a prescindere dai santi, e in più litigano tra loro, mi vengono in mente i polli di renzo, famosa metafora de i promessi sposi

  11. sì, Impolllin-Aire,
    le mie radicione bozzute e toste sono calabre e purissime ma la caput-mundi mi diede la mia seconda cittadinanza poco dopo la nascita…sto bene in credenza, eh?
    ^__^

  12. dimmi se prima devo disfarmi di tutti i miei beni. in tal caso ci metto un attimo. 🙂

  13. Bellissima esperienza immagino…
    Camminare è già la preghiera di noi laici.
    Un piede davanti all’altro è lo sgranarsi del rosario.
    Io adoro camminare. L’Appennino è il mio Paradiso.
    Andare in passeggiata, a piedi o a cavallo, per me è sempre un’occasione per tacere e guardare. Intorno e dentro.
    Magari averne ogni volta il tempo!!!
    Con una guida così amorosa come Granpasso, poi, cosa vuoi più dalla vita, un Lucano?!?!?!
    Un saluto
    Capa

  14. ah tez, intendevi roma? ok ok, ah calabra sei? ora capisco il temperamento
    ma no gians, non c’è bisogno di disfarsi dei beni e a fonte colombro ti ospitano i frati, muy economic
    sì capa, l’appennino ha davvero fascino, e granpasso non è da meno

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