PARLAMI DI TE

ripubblico

Quando avevo dodici anni a mia sorella regalarono per Natale un gioco che doveva introdurre le ragazzine al lavoro a maglia. Si chiamava tricot, o qualcosa del genere, e consisteva in una sorta di tamburello di plastica su cui far passare la lana con un apposito uncinetto. Sarà che i miei regali mi avevano stufato, o che si trattavano del solito rifornimento di calze e di mutande, fatto sta che quel tricot finì per incuriosirmi alquanto. Un giorno lo trovai abbandonato sulla poltrona del salotto, con qualche nodo accennato appena sui quei dentini che correvano regolari attorno alla sua circonferenza. Lo presi in grembo e mi sedetti, iniziando subito ad annodare come avevo visto fare a mia sorella.

Il lavoro mi dava grande soddisfazione: la lana si srotolava lentamente dal sacchetto, mentre sull’arnese nasceva qualcosa di compatto, dall’aspetto ancora incerto. Purtroppo quella passione fu stoppata in partenza e non feci in tempo a capire che cosa stavo per creare. Mia madre mi scoprì intento all’uncinetto e mi intimò subito di smettere. La fronte corrugata e lo sguardo grifagno erano di quelli che non ammettevano appello. Così abbandonai sulla poltrona il mio embrione di sciarpa, o di berretto, o di chissà che, e me andai macinando rabbia e frustrazione.

Doveva essere ossessionata dall’idea che diventassi omosessuale, me ne resi conto qualche anno dopo. Avrò avuto quattordici anni. Un giorno mi prese da parte e, con fare benevolo ma clinico, mi raccomandò di dirle subito se per caso provassi attrazione per i miei amici e compagni di classe. Nel caso, non avrei dovuto preoccuparmi, mi avrebbe portato dal dottore e tutto si sarebbe risolto senza traumi. Io, sicuro dei miei ormoni, che già da tempo galoppavano vivacemente in una precisa direzione, le ribattei di stare tranquilla con un sorriso fra l’imbarazzato e il malizioso.

La mia rassicurazione non sortì alcun effetto e più avanti, sarò stato sui sedici anni, me ne diede ampia dimostrazione. Eravamo a tavola in un momento di brio. Si scherzava e mia sorella mi mise un fiore fra i capelli, rideva e poi guardò con fare complice mia madre, convinta di suscitare in lei le stesse risa. Non fu così: la mamma che fino a un attimo prima aveva parlato allegramente, si tese come un arco urlando di togliermi subito quel fiore dai capelli. Il gelo calò sugli avanzi del pranzo e da quel giorno fu chiaro che da noi i tabù restavano tabù.

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~ di impollinaire su settembre 22, 2010.

19 Risposte to “PARLAMI DI TE”

  1. Devi capire che per le mamme siamo pezzi di cuore, immagino che con gli anni tu gli abbia poi dato ampia dimostrazione della tua virilità maschile, ti ci vedo sulla soglia dei diciotto anni portare a casa da mamma una donzella diversa ogni giorno. 🙂

  2. Queste madri…fanno di tutto per frustrare le nostre più allettanti inclinazioni, sono sicura che saresti diventato un ottimo tricotista, ma consolati in compemso la mamma ha dormito sonni tranquilli 🙂

  3. Tua mamma non si è mai preoccupata delle inclinazioni sessuali di tua sorella?

  4. Gians, ampia dimostrazione di virilità, sì, soprattutto chiudendomi in bagno per ore ed ore con una sospetta versione rigonfia della bibbia illustrata
    Specchio, hai ragione, è un vero vuoto per me non essermi mai fatto nemmeno una sciarpa a uncinetto
    Efesto, oh mio dio, da quanto tempo, una volta partivi sempre con un impo caro, ma ormai tutto è perduto dopo le mie uscite pecorecce della primavera scorsa, o forse no? posso recuperare? sicuramente mia madre si è preoccupata anche dei possibili omosvarioni delle mie sorelle, di questo io non ho contezza ma comunque certezza

    ciao un abbraccio

  5. Imp caro,
    cosa c’è da recuperare?
    Lo sai che ti voglio sempre bene 🙂

  6. Efesto, wow!! e io che pensavo di aver superato il segno; allora posso continuare a pierineggiare?

  7. Imp caro, mi sei mancato …… 😉

  8. ooohhhh

  9. ah,il rifornimento di calze e mutande…un must delle nostre mamme, la precisione della biancheria intima!
    bentornato,seppur in replica…
    un bacio

  10. Care mamme di una volta.. Quelle che si vedono ora sembrano tutte schizzate e con la testa sempre su facebook..
    Buon weekend Impo
    Julia

  11. scrivi davvero bene… la smania di un bambino di provare qualcosa di nuovo, le risate di tua sorella, il gelo durante il pranzo… A un certo punto ho pensato di sentire il battito cardiaco accelerato di tua madre perché no, un figlio omosessuale perfavore no, non io…
    chapeau

  12. scrivi porprio bene… hai dipinto la scena e io me la sono sbobinata nella mente: la smania di un bambino di fare qualcosa di nuovo, le risate di tua sorella, il gelo durante il pranzo…a un certo punto ho creduto di aver sentito il battito cardiaco accelerato di tua madre perché no, un figlio omosessuale, perfavore no, non a me…
    chapeau

  13. uffaaaaaaaa
    ti avevo scritto il primo commento…e poi ho divuto riscriverlo perché era saltata la connessione… invece te l’ha preso e ora ti becchi il bis del mio commento…ops…

  14. Zelda, regali utili da dopoguerra stiracchiato fino all’inverosimile, a me qualche gioco inutile in più non avrebbe fatto male, o meglio, non avrebbe peggiorato la situazione
    Julia, anche le care mamme di una volta erano schizzate, a volte, ma certo erano un po’ meno ragazzine, che ci vuoi fare, sono i tempi
    Merinpuntadipiedi, troppa grazia troppa grazia, ciao e mi raccomando va in giro a broccolare commenti, se no la macchian non si muove da sola

    un abbraccio vecchie mie

  15. Meno male che ho la figlia femmina!:)
    Ciao Imp:)

  16. eh, la cara mamma 🙂

  17. Buon ottobre Impo..
    Ciao
    Julia

  18. MK, be’ se la mamma è omofoba non fa gran distinzione
    Marina, già…
    Julia, anche a te

    un abbraccio

  19. Già, come cambia la visione delle cose con il cambiare dell’età, forse perchè invecchiando siamo costretti ad accettare le nostre inevitabili brutture e anche quelle degli altri non ci fanno più così senso : Ciao 🙂

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