IL RATTO DELLA VOLPINA ACCONDISCENDENTE

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Che Pachita dovesse avere i cuccioli si sapeva da tempo. Un pomeriggio di un paio di mesi prima, proprio quando la cagnolina era al culmine del calore, Betty l’aveva portata a fare una passeggiata sotto casa e, vedendo che non si decideva a fare i “bisognini”, l’aveva slegata in un’area che sembrava sicura. Pachita probabilmente era stufa di sentirsi così controllata, o forse qualcosa dentro di lei le diceva che era pronta per diventare mamma.

Fatto sta che “dribblò” agilmente la padroncina, dirigendosi senza indugi là dove si vedevano delle persone che chiacchieravano tra loro, e soprattutto i loro cani scorazzanti liberi nel prato. Betty le corse dietro chiamandola a squarciagola, ma Pachita era inarrestabile e presto scomparve in una macchia di alberi e cespugli. Ci volle un po’ per trovarla, sembrava sparita. Alla fine però, eccola, ben nascosta in un piccolo spazio creato da un cerchio di rami bassi e fronzuti… quasi un’alcova.

Guardava la sua padroncina con l’aria perplessa e vagamente colpevole: non era sola. Attaccato a lei c’era Pippo, un simpatico meticcio della zona che tra i vari pretendenti era sempre stato il prediletto. Il “fattaccio” era compiuto e in modo inequivocabile, certamente con il sigillo dell’amore e non con l’onta dell’incontro occasionale. Ma non per questo il risultato era meno problematico… di lì a poco sarebbero nati dei cuccioli e per ognuno di loro bisognava trovare una sistemazione.

La voce si sparse subito e, grazie al passa parola tra parenti e amici, la questione dei candidati alle adozioni si risolse alla svelta. Per tutti i ragazzini del vicinato l’arrivo dei cuccioli era una novità emozionante e diverse famiglie si dichiararono felici di accogliere i figli di Pachita. Si poteva andare incontro al parto a cuor leggero. Il giorno arrivò. La cagnolina se ne stava prostrata nella sua cuccia, non sembrava soffrire, ma doveva essere spossata dalle doglie e dal peso che le gravava nel ventre.

Solo gli occhi si muovevano frementi e allarmati, rivolgendosi a Betty e a sua madre per cercare conforto, quasi a chiedere… avete capito cosa sta succedendo? Sapete cosa fare? Poi un breve abbaio ed ecco, tra lo stupore dei presenti, il primo cucciolo comparire per magia nella cuccia… un minuto, forse due… un altro abbaio ed ecco arrivare l’altro… e così via fino a quattro. Una volta sgravata, Pachita si tirò su e, guidata dall’istinto, iniziò a pulire i cuccioli che subito si attaccarono alle sue mammelle per soddisfare il loro incontenibile appetito. Tutti rimasero sorpresi per come le cose si erano svolte senza particolari trambusti, guidate più dalle leggi della natura che dall’intelletto degli umani ridotti al ruolo di puri spettatori.

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~ di impollinaire su maggio 17, 2013.

2 Risposte to “IL RATTO DELLA VOLPINA ACCONDISCENDENTE”

  1. Non c’è dubbio che la razza canina di interessa e di intenerisce più di quella umana 🙂

  2. Specchio, ma no ma no, è solo un momento, sono racconti scritti per lavoro, non riesco a scrivere altro, ciao

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