UN GRANDISSIMO PROGETTO

 

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L’appuntamento è per una pausa pranzo. La meta è il ristorante indiano all’inizio di via Tadino, quasi all’angolo della cineteca, a due passi da Porta Venezia. Quando sono a cinque minuti, come concordato, avviso via whatsapp che a breve ci sono. Nel display il pollice mi risponde ok. Andrea arriva sbracciandosi da lontano.

Sotto il piumino tecnico d’alta gamma, noto subito una maglia che sembra presa all’Opera San Francesco per i poveri. Nel suo abbigliamento si mescolano capi da alpinista che non bada a spese con avanzi del guardaroba di amici e parenti. Ammette di spendere solo per gli accessori sportivi, per il resto gli basta quello che trova nella roba smessa da altri.

Quando scala una parete, si avventura su un ghiacciaio, o attraversa la Corsica a piedi, Andrea vuole il massimo calzato ai piedi e infilato addosso. “Comodità, sicurezza e calore, con poco peso e ingombro: questo serve quando stai fuori tanto” ha chiarito una volta a me stupito per il prezzo di un suo paio di scarpe da trekking.

Ed era uno stupore non gratuito il mio, vista la sua avarizia da storiella ebraica. I soldi e la loro fuoriuscita è un tema che torna fuori spesso, accompagnato da esclamazioni, occhi sgranati e bestemmie, su cui non lesina, quasi che il carovita avesse responsabilità ultraterrene. Andrea mi raggiunge, mi abbraccia e mi bacia, con baci che schioccano, dati sul serio, con trasporto di labbra che sturano i pori.

“Ciao Macco!” saluta citando sua figlia bambina che ormai da anni non storpia più il mio nome.

“Ciao Andrea, come stai?” do di rimando, con una voce che vuole salire per avvicinarsi almeno un po’ alla sua esuberanza fuori standard. E mentre rifletto sui miei tentativi di pareggiare i nostri umori, lui mi ha già risucchiato all’interno del locale. Il cameriere sorride, la proprietaria sorride, c’è una battuta per tutti.

Parlano a malapena l’italiano là dentro, ma è impossibile non capire Andrea, dovresti essere una pietra, e forse anche una pietra con lui può sentirsi in famiglia. Sto pensando alla simpatia, come valore e linguaggio universale, alfabeto senza confini di mimica e di gesti, che mi ritrovo seduto davanti ad Andrea che ha “un grandissimo progetto in mente per noi due!”.

Lui deve fare progetti, pianificare gite, viaggi ed escursioni, deve sapere che il suo orizzonte, se non a breve almeno tra non molto, si aprirà all’esterno, fuori, nella natura, lontano dal trantran metropolitano che consuma giorni sempre uguali.

Sul treno, la mattina, interpella gli altri pendolari per sapere cosa ne pensano loro di questa vita che ti sputa fuori di casa alla mattina e ti restituisce pronto per il letto alla sera, senza neanche avere il tempo di stare un po’ con i figli, o di fare quattro passi nei dintorni.

E non si capacita a sentirsi dire che non ci sono altre soluzioni, lui è andato a vivere in montagna per fuggire la città, e non si dà per vinto anche se lo stipendio lo riporta a valle tutti i giorni. Allora fa progetti, brevi o lunghi, quello che riesce a ritagliarsi dal lavoro per scappare dall’esistenza che non vuole.

Gli piace anche coinvolgere altri nelle sue fughe, come quando mi portò sulla Grignetta, io che non avevo nessuna esperienza di montagna, su per la direttissima dietro a lui che nel punto più critico, ricordo, ripeteva “bravo Macco, così un passo dietro l’altro, dai che vai bene, non guardare giù però!”.

Ed era bene non guardare giù, perché soffrivo di vertigini, e sotto i ferri su cui poggiavo i piedi la parete scendeva a strapiombo nel vuoto senza fine. Ma se guardavo la roccia a un palmo dal mio naso, appena sopra la catena che stringevo con mani sudate, mi scorrevano davanti le placche alla memoria degli escursionisti caduti in quel punto.

Lì capii che non restava che affidarsi ai suoi occhi, occhi sgranati, iniettati di sangue, occhi da pazzo, da pazzo che segui come fosse un mago che sa come andrà a finire, per esperienza o per divina follia.

Quando Andrea mi propone i suoi progetti sono combattuto tra il fascino dell’avventura e il timore di situazioni che vanno molto oltre il livello della mia preparazione. Così, a sentire di questo grandissimo progetto, mi sono trovato ancora una volta in bilico tra fascino e timore.

-E di che si tratta?

-Be’ a maggio voglio farmi le Dolomiti in bici. Non esiste proprio che sia andato in Australia, Canada, Etiopia, Islanda, Patagonia, e non sia mai andato sulle Dolomiti.

-Sì, in effetti, direi che hai una lacuna grave. E quanto stai via?

-Un paio di settimane, si parte da Bolzano e via verso est. Sono montagne uniche, non vedo l’ora di vedere le Pale di San Martino.

-Devono essere bellissime, ma io sarei stroncato dalla prima salita un po’ seria.

-Sì, sì certo bisogna essere allenati, io già mi sto preparando adesso.

-E quindi?

-Per te ho pensato a una tappa facile, facile, tutta in pianura, da Rovereto a Bolzano, si risale la valle dell’Adige, e in due giorni ci siamo, tranquilli.

-Sembra alla mia portata, quanti chilometri saranno?

-Poco più di ottanta chilometri, comodi, comodi, e alla sera una cena alla buona e, se proprio si deve, dormiamo in albergo, anche se io ho la tenda.

-Ma non dovevi partire da Bolzano?

-Ecco, appunto, se vieni tu, mi organizzo diversamente. Con moglie e figlia andiamo a passare il fine settimana dai miei amici di Rovereto. Tu carichi la bici in treno e ci raggiungi là il lunedì mattina.

-Ah ok, hai pensato a tutto, ma devo vedere che impegni ho, adesso non so.

-Sì, sì certo, pensaci, guarda impegni e orari dei treni, poi fammi sapere.

-Ok in questi giorni vedo.

-Tieni presente che io in questo giro, sto investendo molto in tempo e preparazione.

-Certo, immagino.

-Quindi, io spero nella tua gradita conferma, ma se poi dovessi cambiare idea ho previsto una penale.

-Una penale?

-Sì, se dopo aver dato conferma, non dovessi presentarti alla stazione di Rovereto alla data e all’ora stabilita, mi verserai 137 euro come, magro, risarcimento per tutte le spese logistiche che avrò sostenuto contando sulla tua partecipazione. Che te ne pare?

-Sei un adorabile taccagno, ma visto che anche io sono un tipo parsimonioso, direi che non ho tanta voglia di mettere a rischio questi 137 euro.

-Guarda che la mia proposta è solo apparentemente antipatica, in realtà è molto moderna, promuove l’aspetto motivazionale e rinforza il team building.

-Ma perché parli come un manager adesso? Va be’, lascia stare, ora mangiamo.

Il cameriere sorride, il riso al curry ci riporta in armonia, per il grandissimo progetto si vedrà, penso, immaginandomi nell’atto di aprire la raccomandata che mi notifica la penale per mancata partecipazione e procurata delusione all’organizzatore della gita.

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~ di impollinaire su luglio 14, 2016.

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