VENIAMO IN PACE

agosto 2013 149

Nell’anno 1560 dalla colonizzazione di Kute, in occasione del Consiglio Universale Telepatico, viene da più parti messa in dubbio l’efficacia del programma Gioia Infinita e Permanente. Tutti convengono sulla bontà dei propositi che hanno portato i padri fondatori a varare questo insieme di norme costituzionali ed è indiscutibile che, pur con alti e bassi, felicità e benessere siano stati garantiti al pianeta per tutti questi anni.

Appare però altrettanto chiaro come la popolazione dia sempre maggiori segni di forte e crescente disagio. I diritti fondamentali riconosciuti a ogni cittadino dal Programma hanno ormai assuefatto gli animi in modo, alcuni temono, irreparabile.

Dopo i tanti aumenti di dosaggio per mantenere intatta la Gioia Infinita e Permanente, vincere al lotto tutti i mesi e vivere in stato di perenne innamoramento hanno portato uomini e donne a una condizione di sazietà fisica e morale. La vita scorre senza particolari avvenimenti, all’apparenza serena e priva di affanni e sofferenze.

Ma gli osservatori più attenti non possono non notare il malessere che da tempo si diffonde costante e silenzioso, come una macchia che si allarga inesorabile nel popolo di Kute. Gli sguardi sono spenti e sembrano non cercare più nulla, anche perché tutto è sempre presente e disponibile. E tuttavia si moltiplicano anche comportamenti curiosi e insoliti, messi in atto da singoli individui o da gruppi di persone che, senza comunicare tra loro, sembrano obbedire a medesime esigenze.

Si sa di raduni dove i kutiani si ritrovano senza essersi cercati, si siedono fianco a fianco e passano ore intenti a guardare il nulla davanti a loro. In modo simile si formano assembramenti per le strade da cui partono cortei silenziosi che si snodano per le vie cittadine. Si vedono persone in atteggiamenti che non si erano mai visti prima: a mani giunte, con le ginocchia a terra, prostrate al suolo, o in piedi con il busto che dondola ritmicamente verso un muro.

“Non abbiamo realizzato la perfezione, evidentemente, ma sono solo anomalie del comportamento, tanto innocue quanto passeggere”, pensò Marelka, una delle menti più ascoltate del Consiglio Universale Telepatico.

“Io credo invece che questi siano i sintomi di qualcosa di più profondo”, meditò Piodemo.

“E di che si tratterebbe?”

“Quello che pensavamo di avere eliminato è rimasto dentro di noi, e ora torna a farsi sentire”.

“Non vorrai tirare in ballo gli antichi credi?”

“Cerco di capire cosa può determinare l’attuale situazione, senza affrettate conclusioni.”

“Voglio sperare che dopo tanti secoli non si cerchi ora di insinuare dubbi pericolosi, mettendo in discussione i nostri fondamenti!”, rimuginò Marelka con sordo brontolio di neuroni e di sinapsi.

“Come pensavo poc’anzi, cerco solo di capire”, riflettè Piodemo con immagini concilianti di colombe e rami di ulivo.

“Eppure ricorderai bene le giuste ragioni che portarono i padri fondatori a cancellare ogni traccia degli antichi credi?”, incalzò Marelka scuotendo il capo per disperdere quei segni di pace.

“Forse era meglio dosarli, contenerli, arginarli in spazi e tempi circoscritti, quei credi, visto il disagio dilagante dei nostri giorni”.

“Le guerre, le stragi, le persecuzioni? Questo pensavi di dosare e circoscrivere Piodemo?”

Il gelo calò sul Consiglio e per lunghi minuti si udì soltanto un basso ronzio di pensieri troppo intimi e trattenuti per poter essere compresi. Seguirono poi, di nuovo nitidi e chiari, i pensieri di altri membri del Consiglio, in un flusso di idee a tratti armonioso a tratti incrinato fino all’attrito. E si delinearono in breve due opinioni dominanti e contrapposte, che facevano capo al soprassedere di Marelka e al recupero controllato degli antichi credi ipotizzato da Piodemo.

Quest’ultima corrente tuttavia risultò maggioritaria tanto da portare il Consiglio Universale Telepatico a deliberare una spedizione transtemporale. Un viaggio per andare sedici secoli indietro sulla Terra, che da allora era stata abbandonata, a recuperare precetti, formule, rituali e tutto ciò che potesse servire a colmare il vuoto apertosi negli animi kutiani.

La spedizione partì carica di prodotti tipici di Kute da donare agli antenati terrestri in cambio dei preziosi testi sacri. Quel viaggio era un tabù, che nessuno aveva mai osato infrangere prima di allora. Un muro granitico innalzato da secoli per lasciarsi alle spalle gli orrori di quel pianeta remoto nel tempo e nello spazio.

Il viaggio fu veloce e la spedizione riprese consistenza sulla Terra, in un luogo che il traduttore simultaneo definì “probabile tempio”. Il congegno puntato su ogni oggetto permetteva ai kutiani di interpretare l’ambiente circostante: “probabile albero sacro”, “probabili luci votive”, “probabile testo sacro”, continuò a tradurre.

Non c’era traccia di terrestri e non c’era tempo per tentare un contatto. L’equipaggio aveva l’ordine di recuperare il necessario e di rientrare al più presto, la Terra era stato un luogo troppo pericoloso per indugiarvi oltre il giusto. I testi sacri vennero raccolti e al loro posto, sotto l’albero colmo di luci votive, furono lasciati i doni portati da Kute.

La spedizione si spostò in un’altra stanza: “probabile refettorio”, “probabile tavolo”, “probabile iscrizione sacra”. L’oggetto che riportava l’iscrizione venne staccato dal muro e vicino vennero lasciati altri doni. Tutto stava andando per il meglio, quando il traduttore emise improvvisamente un segnale d’allarme: “presenza terrestre, attenzione!”. I kutiani rimasero immobili: davanti a loro c’era un terrestre di piccola statura che li guardava tenendo in pugno un oggetto di forma allungata: “probabile arma, attenzione!”

Superata la sorpresa, visto che la raccolta di testi sacri appariva sufficiente, la spedizione decise per l’immediato rientro e, in breve, riprese consistenza su Kute. Il testo e l’iscrizione furono portati immediatamente all’attenzione dei membri del Consiglio Universale Telepatico che, con l’aiuto del traduttore, si misero a ripetere le antiche formule per verificarne l’effettivo sollievo.

Dapprima fu la volta del testo sacro:

Caro Babbo Natale,

quest’anno vorrei tanto un trenino Lima con la locomotiva e almeno sette vagoni, mi piace molto quello che porta le macchine. Mi piacerebbe anche un cinturone con due pistole da cow boy, il fucile di Tex me l’hai portato l’anno scorso. Se poi hai delle macchinine e me ne porti qualcuna sono contento.

Grazie

Marco

“Armi, armi! Ecco perché pregavano, per avere delle armi, per uccidere e devastare, per ridurre la Terra come l’hanno ridotta, per costringere i superstiti a fuggire in cerca di scampo! Ecco cosa ci siamo portati in casa, ecco con cosa ci stiamo infettando! Sarai contento adesso Piodemo di quello che hai fatto per la tua gente?”, proruppe furente Marelka con un pensiero che cadde come una meteora sulle menti dei membri del Consiglio.

“Io credo che quelle parole non debbano essere interpretate per come appaiono, sono certamente immagini simboliche, forse la richiesta di avere maggiore forza d’animo, quelli erano tempi duri. Non affrettiamoci a trarre conclusioni, sono certo che nell’iscrizione troveremo maggiori risposte, e se così non fosse sono pronto ad andarmene in esilio”, rispose Piodemo pacato ma tanto fermo da convincere il Consiglio a proseguire.

Il traduttore venne puntato sull’iscrizione sacra e tutti si accinsero a ripetere:

sottaceti, sottolio
prosciutto crudo,
cotto, salame, pancetta
cappelletti, grana,
formaggi vari
un tacchino,
panettone, torrone
frutta secca, datteri
arance, mandarini

ricordati la bolletta del gas

Un bacio se non ti vedo domattina

Finita la lettura, l’intero Consiglio rimase in un silenzio irreale, come se i singoli membri si fossero dispersi nello spazio più profondo. Nessun pensiero veniva emesso dai pur tanti componenti del consesso. Dopo un tempo che sembrò infinito, si udì qualcosa che non si era mai sentito, un lieve singulto, sottile ma continuo, dapprima quasi impercettibile, poi sempre più alto e forte.

“Probabile pianto”, interpretò il traduttore.

“Un bacio, solo un bacio, che valore doveva avere un bacio per inserirne uno, soltanto uno, in un’iscrizione sacra?”, sospirò Marelka portandosi alle labbra le mani giunte.

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~ di impollinaire su luglio 14, 2016.

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