DELIRIO DELL’EBBRO DI SOLE

•marzo 17, 2015 • 4 commenti

ripubblico

Butta, cielo, butta.
Infierisci con tutta la forza che hai.
Rovescia quello che hai in serbo
per l’anno a venire.
Colma le strade di bianco
e rendici muti dal gelo.
Ricorda a tutti cosa sai fare
nei mesi d’inverno.
Mostra i muscoli delle tue nubi
e invadi la terra
dove ormai secca ogni cosa.
E facci rimpiangere quando sei terso d’estare
e l’aria che porta i profumi cotti dal sole.

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MEMORIE ESTIVE

•marzo 10, 2015 • 5 commenti

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Nell’aria di fine agosto

appena lavata dalle piogge

il sole entrava in casa prepotente

svelando la polvere

anche negli angoli più bui.

Un’altra estate passava per le strade

trainando lenta i mesi non lontani dell’autunno

e l’eco gelata dell’inverno

che in quei giorni roventi

sembrava cosa d’altri mondi.

IL PESO DELLA TRADIZIONE

•dicembre 26, 2014 • Lascia un commento

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Sento il dolore

attenuato dall’eco serena

di tante cose passate.

Sento le storie narrate dalle donne

fuori dalle case:

è lì che porta il lavoro

che conduce la ricerca

che giunge la ripetizione

di un’antica fedeltà alla nostra storia

alla nostra passata cultura

alla perduta tradizione

di tante e tante vite ormai finite.

SE FOSSE SOGNO

•dicembre 25, 2014 • Lascia un commento

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Giorni andati

rifugio sicuro da nuovi eventi

palpito senza sorprese

antica terra dai confini certi.

La porta si apre

e lascia intravedere il tema conosciuto

di note calate su uno spartito consumato.

Quanto brivido quanta innocenza

nello stupore che ci coglie

davanti a cose tanto scontate.

COM’ERAVAMO ALTI

•dicembre 17, 2014 • Lascia un commento

ciao

Non siamo più stati alti come da bambini

con la testa sempre tra le nuvole

giocando a dadi con le rondini

tossendo al passare dei jet

coperti dalla condensa

che solo a guardarci

si scioglieva

e ci rigava le guance.

AMORE

•novembre 28, 2013 • 19 commenti

Acrobata
sul filo del mio cuore
non cadere mai

 

UNA MADRE

•novembre 26, 2013 • 21 commenti

020
Ragazza mia
sono quasi novanta primavere
e già da tempo non sento più
il cozzare lieve dell’ariete
travestito da pecora
e la volontà ostinata
nascosta dietro alla rinuncia.
Ma nell’album di famiglia
ti vedo come eri, madre di eroi,
negli anni della perdita atroce
quando hai fatto il voto
che ci ha messi al mondo.
Da lì ti seguo pagina dopo pagina
e nella fronte corrucciata capisco
ogni fatica ogni angoscia e ogni paura.
E non sono più il giudice di ogni colpa
che ti ha fatto girare più forte nel tegame
per mischiare i dubbi alle certezze.
E non rispondo più male
alle inutili domande fatte solo per parlare.
Ora so che hai fatto il meglio che potevi.