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Alla fine del 21° secolo, il riscaldamento globale, il depauperamento delle risorse naturali e, non ultimo, il prezzo raggiunto dai mush mallows (alimento primario sulle tavole di tutto il mondo) spingono l’umanità a cercare sbocco su Marte. Da tempo il Pianeta Rosso è considerato l’unica via di scampo per fuggire da una terra sempre più dolente. Ma solo la scoperta di immensi giacimenti di ghiaccio ha consentito di creare le riserve d’acqua e le condizioni necessarie alla vita vegetale e animale.
In un primo tempo, la nuova frontiera planetaria è meta soltanto di spedizioni scientifiche e di pochi sparuti gruppi di coloni. L’inarrestabile innalzamento degli Oceani e le voci riguardo una maggiore disponibilità delle donne su Marte pongono però presto le basi per un immenso esodo. Visti i pessimi risultati conseguiti dall’uomo nella gestione della terra, l’Onu incarica una commissione multidisciplinare, composta da antropologi, psichiatri, genetisti, filosofi, religiosi e amministratori di condominio, per costruire l’”uomo nuovo” che dovrà colonizzare Marte senza commettere gli errori del passato.
Dopo estenuanti sessioni di studio, la radice di tutti i mali del genere umano viene individuata in una commistione di razzismo, cupidigia e volume troppo alto dei televisori nei rapporti di vicinato. Mentre questi ultimi due punti vengono risolti brillantemente, grazie a un cocktail di farmaci contro l’obesità e a interventi mirati sul DNA e sui regolamenti di condominio, il primo punto, il razzismo, si dimostra il più ostico da aggirare. Alla fine il rimedio viene trovato nella creazione di un’unica razza nettamente distinta da ogni tipo umano preesistente.
Tenuto conto dell’immaginario collettivo, si decide che l’uomo marziano deve essere verde, visto che, fra l’altro, questo colore non solo è diverso da quello di qualsiasi etnia umana, ma si ottiene pure facilmente con una dieta a base di una marca di spinaci sponsor dell’iniziativa. “È il colore della speranza!”, esulta anche qualcuno in occasione dello sbarco dei primi uomini verdi su Marte.
I rapporti che vengono inviati periodicamente all’Onu sulla situazione marziana sono sempre positivi e nel segno dei migliori auspici. Alto indice di collaborazione fra gli individui, matrimoni fra persone di origini e condizioni socioeconomiche diversissime sulla terra, nessun conflitto da segnalare. Non si dà peso alle trasmissioni delle radio private aperte agli interventi degli ascoltatori. D’altra parte, non sono state inserite nei protocolli sul monitoraggio della situazione marziana.
Da una registrazione di Radio Smeraldo del 6 settembre 2110: “…mio marito mi ha lasciata per una di un verde molto più acerbo del mio…”; “se ne è andata col mio migliore amico, da tempo diceva che era molto più verde di me…”; “…a scuola mi prendono in giro, non vogliono giocare con me, dicono che sono verde scuro…”.
Nel 2116 i rapporti all’Onu sulla situazione marziana iniziano a riportare con accenti preoccupati la nascita di tifoserie organizzate ai margini degli eventi sportivi. E negli anni successivi sono sempre più frequenti gli episodi di violenza fra bande di Ultraverdi, Superverdi, Imeglioverdi e altre simili che si scontrano negli stadi e nelle vie delle città. Nel frattempo viene segnalato il graduale formarsi di ghetti dove si concentrano a vivere, in condizioni di grave disagio economico e sociale, le persone di colore verde scuro.
Nel 2130 i primi coloni di Marte e i loro discendenti, che si definiscono I Veri Verdi, abbandonano le proprie case e si trasferiscono in una zona non ancora popolata. Qui fondano Nuova Verdia, che chiamano la “nostra patria”, e ne presidiano militarmente i confini. Nel 2135 l’Onu dichiara ufficialmente fallito il progetto One Planet One race.
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